Borsino del tartufo 2018-2019

You are here Home  > Borsa del tartufo >  Borsino del tartufo 2018-2019

Da settembre 2018 a gennaio 2019 il giornalista Giuseppe Prosio ha presentato settimanalmente il Borsino del Tartufo

 

2018

 

QUANTITATIVI DI MAGMATUM PICO ESTRATTI IN PIEMONTE
Si stima che nel 2018 siano stati estratti 70-73 quintali di Magnatum Pico, ovvero il 60% in più rispetto alla pessima stagione 2017, che si era fermata a 30-32 quintali. Di fatto si estratto meglio del 2016 che aveva raggiunto i 50-53 quintali. Nel 2018 le estrazioni sono andare meglio in boschi e colline, rispetto ai fondo valle. La produzione è stata irregolare: molto buona nell’Albese e nei terreni dell’Alessandrino Orientale. Quanto al Monferrato il versante Sud dell’Astigiano ha fatto bene come l’Albese, ma la fascia Nord storicamente vocata come le prime due, ha prodotto poco sia nel lembo di terra che geologicamente equipara i versanti confinanti del Nord Astigiano  e l’Occidente Alessandrino. Tanto per dare un riferimento geografico, il Nord Astigiano del Moncalvese e i vicini terreni Alessandrini della parte di Casale Monferrato con al centro Cella Monte. Su tutto il fronte ha scarseggiato come non mai il tartufo nero nelle varianti Scorzone e  Uncinatum.

QUOTAZIONI
Il prezzo del Magnatum Pico è calato di parecchio, con piena soddisfazione di tutta la filiera.Su mercato, ovvero nelle contrattazioni di primo scambio che riguardano una ventina di piazze, il prezzo si è flesso n media da 240 euro l’etto a 150 euro l’etto, quindi del 38%. Al dettaglio, ovvero al consumatore finale, il calo è pure stato ragguardevole: da 435 euro l’etto a 258 euro l’etto, ovvero un bel 41% in meno che ha consentito acquisti proibitivi nel 2017 per non poche tasche. Due sono i motivi di questo doppio e beneaugurante tracollo. Sia all’ingrosso che al dettaglio sono stati determinati la buona produzione autoctona ma in misura più rilevante sono stati decisivi gli arrivi nella parte alta della stagione di consistenti arrivi di Magnatum sia  da altre regioni italiane che da alcuni stati dell’ex Jugoslavia. Sia il bianco cavato in Piemonte che  quello non autoctono è stato  giudicato da tutta la filiera di ottima qualità. Se non pochi consumatori hanno tratto vantaggio per portafoglio e palato lo debbono a certe grosse  partite non autoctone (ripeto, di qualità elevata) scambiate di prima mano per 50-70 euro l’etto.

CONSIDERAZIONI FINALI
Sono state sostanzialmente rispettate, per quanto riguarda il Piemonte, le aspettative estrattive della vigilia. Nonostante un inizio debole e un gennaio 2019 che si sperava potesse dare di più, ce ne fossero in futuro stagioni così. Si spera pure che con l’ulteriore abbattimento dell’Iva stabilito dalla legge di Bilancio, il passaggio dal 23% al 10% scattato nel 2017 cui ha fatto seguito la recentissima discesa al 5% per il tartufo fresco, il Fisco riesca a recuperare qualcosa da un sommerso che qualificatissime fonti di attestano all’80%. Inoltre, produzione permettendo in Italia e all’estero, i prezzi del 2019 potrebbero quantomeno non salire. Su questo 5% c’è una cosa da ricordare. L’Italia, equiparando fiscalmente il tartufo a gran parte dei prodotti agricoli si è messa al passo con resto d’Europa, come da almeno quattro anni ci veniva caldeggiato. Resta da capire, leggendo  le norme attuative che tra poco dovrebbero essere pubblicate, se questo 5% di Iva è fine a sè stesso, come si spera. Non si dimentichi che per il resto d’ Europa il tartufo è classificato prodotto dell’agricoltura. Da noi, per la legge quadro del 1985, non lo è.  E’ invece “cosa di nessuno”, appartenente a chi lo estrae nei boschi e nei terreni non coltivati. In un Paese come il nostro, che quanto a produzione e legislazione è un caso a sè, immaginate cosa succerebbe se il tartufo diventasse prodotto dell’agricoltura, quindi non più “res nullius”? Ovvero, se venisse tipologicamente parificato a patate e zucchine. Ne deriverebbe che  chi non è cavatore associato (gli ex consorzisti), quindi la stragrande maggioranza dei cavatori dovrebbe accordarsi con proprietari o conduttori dei terreni per poter svolgere la libera ricerca. E ‘ quindi sperabile che la legge di Bilancio non tocchi questo delicatissimo tema. A quanto ne so, nelle precedenti audizioni delle associazioni dei cavatori con le Commissioni Agricoltura di Camera e Senato si era parlato di un possibile escamotage, mai come in questo caso benvenuto.  l’Italia potrebbe cavarsela con un legislatore straniero, che del nostro piccolo ma complicatissimo mondo del tartufo non conosce a fondo la differente realtà,  sostenendo una cosa verissima. Che il tartufo non si coltiva come patate e zucchine. E’ semplicemente un prodotto “spontaneo” dell’agricoltura. In questo simpatico aggettivo stanno riposte le speranze  di decine di migliaia di cavatori, nel caso l’Europa pretendesse di equalizzare Paesi che, in quest’ambito, equalizzabili non sono.

Giuseppe Prosio


Dove siamo

Indirizzo:
Piazza Garibaldi, 15, Moncalvo, AT 14036, Italy
GPS:
45.049482287013, 8.2659749074989
gi.pir@virgilio.it